Biometano agricolo in Italia: una filiera strategica per la transizione energetica
Il biometano non è una tecnologia del futuro, è una filiera industriale già operativa e strategica per l’Italia di oggi. Valorizza scarti e sotto-prodotti agricoli e zootecnici, contribuisce alla riduzione delle emissioni climalteranti, alla tutela dei suoli e alla decarbonizzazione dei settori più difficili da elettrificare, a partire dai trasporti e da specifiche attività industriali.
Quanto biometano può produrre l’Italia? I numeri chiave
Secondo le stime richiamate nel Rapporto, accelerando la produzione tramite digestione anaerobica da scarti organici e sottoprodotti agricoli, l’Italia potrebbe raggiungere oltre 5,7 miliardi di metri cubi all’anno, in linea con gli obiettivi al 2030 del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) 2024. Il Piano Nazionale dii Ripresa e Resilienza ha contribuito ad avviare la filiera: i bandi del DM 2022 hanno portato in graduatoria oltre 600 domande, con la possibilità di realizzare oltre 560 progetti per una capacità complessiva di circa 240-250 mila Smc/h. Oltre il 90% della capacità ammessa proviene da impianti agricoli. Tuttavia, la vera sfida oggi è nella realizzazione concreta degli impianti: la proroga di 24 mesi varata dal Consiglio dei Ministri rappresenta un elemento di stabilità regolatoria e un’opportunità per consolidare gli investimenti avviati, accelerando l’entrata in esercizio degli impianti.
La prospettiva di Arpinge: perché investire nel biometano
Arpinge è un investitore infrastrutturale di lungo periodo, focalizzato sulla transizione verso un’economia Net Zero Emissions, a prova di clima e rispettosa della biodiversità. Per un investitore con questa impostazione strategica, il biometano presenta un profilo di impatto estremamente rilevante: contribuisce alla decarbonizzazione, valorizza gli scarti in un’ottica di economia circolare, rafforza la sicurezza energetica e redistribuisce ricchezza alle filiere agroalimentari. È raro trovare una soluzione che tenga insieme obiettivi così rilevanti. Investimenti che rispondono contemporaneamente a più obiettivi pubblici sono, per definizione, più resilienti nel tempo. Ed è proprio questa coerenza che orienta la strategia di Arpinge nel settore.
In occasione del Forum Biometano di Legambiente, svoltosi il 26 febbraio, Francesco Tomaiuolo illustra qui in video i vantaggi del biometano per la transizione energetica italiana e spiega quali sono le tre condizioni abilitanti per lo sviluppo del comparto: norme stabili, iter certi e territori informati e consapevoli.
Stabilità normativa e misure strutturali: la condizione imprescindibile
Il Rapporto è esplicito: esistono ancora criticità rilevanti, tra cui un quadro regolatorio instabile, complessità autorizzative, disomogeneità territoriale e resistenze locali. Questi elementi incidono direttamente sul rischio di investimento. Sviluppare impianti di biometano richiede anni di intenso lavoro: studi di bacino approfonditi, analisi territoriali complesse, costruzione paziente di relazioni con centinaia di soggetti appartenenti alle filiere agroalimentari. La proroga dei termini PNRR è accolta con favore, ma senza stabilità normativa e incentivi di lungo periodo, gli investimenti si bloccano. Le misure una tantum, per quanto utili nella fase di avvio, non sostituiscono una visione strutturale di sistema e di lungo periodo.
Il Mezzogiorno: un potenziale ancora inespresso
Il Rapporto evidenzia una concentrazione degli impianti nel Nord Italia e un potenziale ancora largamente inesplorato nel Mezzogiorno. Sicilia e Puglia dispongono di biomasse e filiere agricole rilevanti, ma con un livello di sviluppo non ancora proporzionato alle effettive potenzialità. Questi territori sono centrali nella strategia di Arpinge, con l’obiettivo di generare valore economico condiviso: riduzione dei costi di gestione dei sottoprodotti per le aziende agricole, creazione di occupazione stabile e sviluppo di indotto economico legato agli impianti. Il biometano agricolo nel Sud Italia non è soltanto una risposta ai bisogni energetici nazionali, ma un’opportunità concreta di sviluppo locale, con ricadute tangibili sulle filiere produttive dei territori.
Stakeholder locali informati e consapevoli rappresentano un elemento abilitante per lo sviluppo di investimenti industriali complessi, favorendo un dialogo costruttivo tra operatori, istituzioni e comunità locali.
Arpinge S.p.a.
Via della Conciliazione, 5 – 00193 Roma
arpinge@arpinge.it
PEC: arpinge@pec.it
tel + 39 0697605434
fax +39 06 92943374
Partita IVA e Codice Fiscale: 12539251004
REA RM – 1382073
