Sintesi
La OECD Review on Aligning Finance with Climate Goals 2026 fa il punto sull’attuazione dell’Articolo 2.1c dell’Accordo di Parigi, che impegna a rendere tutti i flussi finanziari coerenti con uno sviluppo a basse emissioni e resiliente al clima. Il messaggio centrale è duplice: le politiche del settore finanziario possono amplificare, ma non sostituire, le politiche dell’economia reale; e i fondi infrastrutturali emergono come uno dei canali privati più efficaci per la transizione, con 187 miliardi di dollari investiti nell’energia low-carbon tra il 2015 e il 2024.
L’Articolo 2.1c e la doppia sfida dell’allineamento finanziario
L’Accordo di Parigi non si limita a fissare obiettivi di riduzione delle emissioni: con l’Articolo 2.1c introduce un principio sistemico, ovvero la coerenza di tutti i flussi finanziari – pubblici e privati, di debito e di capitale – con traiettorie di sviluppo a basse emissioni e resilienti ai cambiamenti climatici. La Review OCSE 2026 misura lo stato di avanzamento di questo impegno lungo due direttrici complementari: da un lato la necessità di scalare la finanza verso le soluzioni climatiche (energia pulita, efficienza, adattamento, infrastrutture resilienti), dall’altro la progressiva riduzione dell’esposizione a attività ad alta intensità carbonica. Il rapporto ricostruisce l’evoluzione delle policy adottate a livello globale dal 2000 al 2025 – dalle politiche di trasparenza e disclosure agli strumenti prudenziali, fino alle misure monetarie, evidenziando come Europa e Asia-Pacifico presentino oggi i policy mix più completi, in particolare sul fronte degli obblighi di informativa climatica. Per gli operatori istituzionali, il quadro che ne emerge è quello di un contesto regolatorio in consolidamento, nel quale la capacità di misurare, rendicontare e dimostrare l’allineamento climatico dei portafogli diventa un requisito strutturale e non più un elemento distintivo.
Politiche finanziarie come amplificatori, non come sostituti
Uno dei contributi analiticamente più rilevanti della revisione è la sistematizzazione della letteratura sugli effetti delle politiche prudenziali e monetarie legate al clima. La conclusione dell’OCSE è netta: le politiche del settore finanziario non possono sostituire le politiche fiscali, industriali e infrastrutturali, che restano le leve fondamentali per incentivare investimenti allineati al clima; possono però agire da amplificatori, rafforzandone la trasmissione ai mercati dei capitali. Gli strumenti prudenziali (stress test climatici, analisi di scenario, requisiti di vigilanza) sono stati adottati prevalentemente da banche centrali e autorità di supervisione e hanno interessato in prima battuta gli istituti di credito. Sul versante monetario, misure come schemi di rifinanziamento differenziato o funding preferenziale per attività verdi mostrano un potenziale concreto, ma la loro efficacia è condizionata a tassonomie robuste, semplicità operativa e fattibilità giuridica, per evitare tensioni con la trasmissione della politica monetaria e con la gestione del rischio di bilancio. Per chi investe in economia reale, il segnale di prezzo e di indirizzo decisivo continuerà a provenire da fiscalità, standard regolatori, investimento e procurement pubblico – ambiti nei quali la qualità della policy nazionale incide direttamente sulla bancabilità dei progetti.
Il ruolo dei fondi infrastrutturali: capitali pazienti per la transizione
Il capitolo dedicato al tracking dei flussi finanziari offre l’evidenza più direttamente rilevante per il settore infrastrutturale. I dati disponibili mostrano che i fondi infrastrutturali destinano la quota più consistente dei propri investimenti in private markets all’offerta di energia a basse emissioni: tra il 2015 e il 2024 sono stati investiti 187 miliardi di dollari in low-carbon energy supply, a fronte di 105 miliardi in fonti fossili – un rapporto che riflette e insieme anticipa le tendenze dell’economia reale. La ragione è strutturale: i fondi infrastrutturali investono in asset reali che erogano servizi di interesse pubblico, generano profili di rendimento basati su flussi di cassa stabili e prevedibili e sono ad alta intensità di capitale. Sono esattamente le caratteristiche richieste dagli investimenti della transizione – reti, generazione rinnovabile, efficienza, mobilità sostenibile, infrastrutture sociali resilienti – che necessitano di capitali pazienti, orizzonti lunghi e competenze industriali nella gestione dell’asset. L’OCSE identifica quindi in questa classe di investitori un attore potenzialmente chiave per sbloccare gli investimenti della transizione climatica, in un contesto in cui gli investimenti privati e pubblici low-carbon hanno progressivamente superato quelli fossili nella maggior parte delle regioni analizzate nel periodo 2021-2025.
Dati, metriche e le tre raccomandazioni ai policy maker
La Review dedica ampio spazio ai limiti metodologici che ancora ostacolano una misurazione compiuta dell’allineamento finanziario: frammentazione delle metriche di portafoglio, copertura parziale dei dati su flussi e stock, difficoltà nel valutare la resilienza fisica degli attivi. Iniziative come la G20 Data Gaps Initiative hanno posto le basi per dati più completi sugli investimenti verdi e di adattamento, ma il percorso è incompiuto. Su queste premesse, l’OCSE articola le proprie raccomandazioni in tre categorie: ampliare i policy mix attraverso l’apprendimento tra pari, valorizzando le esperienze regolatorie più mature; sviluppare framework di dati coordinati tra autorità, per valutare come le misure di trasparenza interagiscono con gli altri strumenti e rafforzare la valutazione ex post degli effetti delle politiche, oggi ancora limitata soprattutto sul fronte empirico. Per gli investitori istituzionali e i gestori di asset reali, questa agenda prefigura una crescente standardizzazione di tassonomie, disclosure e metriche di allineamento: prepararsi per tempo – dotandosi di sistemi di misurazione ESG e climatica a livello di singolo asset significa anticipare requisiti che diventeranno standard nell’accesso ai capitali.
La Review OCSE 2026 conferma il ruolo dei fondi infrastrutturali come canale prioritario per l’allineamento climatico dei capitali. Per gli operatori che investono capitali previdenziali e istituzionali in asset reali, la capacità di misurare e dimostrare l’allineamento climatico dei portafogli è già, come rilevato nel rapporto, un requisito strutturale e non più distintivo.
FAQ
Che cosa è la OECD Review on Aligning Finance with Climate Goals 2026?
È il rapporto con cui l’OCSE monitora l’attuazione dell’Articolo 2.1c dell’Accordo di Parigi, analizzando le politiche adottate a livello globale (2000-2025) per rendere i flussi finanziari coerenti con gli obiettivi climatici e misurandone gli effetti.
Cosa prevede l’Articolo 2.1c dell’Accordo di Parigi?
Impegna le Parti a rendere tutti i flussi finanziari – pubblici e privati – coerenti con uno sviluppo a basse emissioni di gas serra e resiliente ai cambiamenti climatici.
Le politiche finanziarie sul clima possono sostituire quelle fiscali e industriali?
No. Secondo l’OCSE le politiche del settore finanziario (trasparenza, prudenziali, monetarie) agiscono da amplificatori, ma le leve fondamentali restano le politiche dell’economia reale: fiscalità, standard regolatori, investimento pubblico e politiche infrastrutturali.
Perché i fondi infrastrutturali sono considerati centrali per la transizione?
Perché investono in asset reali capital-intensive che erogano servizi pubblici e generano flussi di cassa stabili nel lungo periodo. Tra il 2015 e il 2024 hanno destinato 187 miliardi di dollari all’energia low-carbon nei mercati privati, contro 105 miliardi alle fonti fossili.
Quali sono le raccomandazioni principali del rapporto?
Tre: ampliare i policy mix attraverso il confronto tra giurisdizioni, sviluppare framework di dati coordinati tra autorità e rafforzare la valutazione empirica degli effetti delle politiche climatico-finanziarie.
Cosa implica il rapporto per gli investitori istituzionali italiani?
Una progressiva standardizzazione di tassonomie, obblighi di disclosure e metriche di allineamento climatico: dotarsi per tempo di sistemi di misurazione a livello di singolo asset diventa un fattore di accesso ai capitali.
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