
Ogni 21 settembre il mondo celebra la Giornata mondiale per le zero emissioni (Zero Emissions Day), nata nel 2008 dalla proposta dell’attivista canadese Ken Wallace: ventiquattro ore di tregua dai combustibili fossili, come esercizio collettivo di consapevolezza. Diciotto anni dopo, la ricorrenza ha cambiato significato. Non è più solo un invito a spegnere il motore per un giorno, ma l’occasione per verificare dove si trova davvero la traiettoria verso il net zero: le emissioni globali legate all’energia restano su livelli record, mentre l’elettricità rinnovabile cresce a ritmi senza precedenti. In mezzo c’è una variabile fondamentale – la capacità di mobilitare il capitale per realizzare impianti, reti, accumuli e mobilità elettrica reali. È il terreno su cui Arpinge opera da oltre dieci anni.
Dalle ventiquattro ore simboliche alla contabilità reale del carbonio
La giornata nasce con una logica semplice: sospendere per un giorno l’uso di fonti fossili per rendere visibile quanto sia pervasivo. Quel gesto, oggi, va letto accanto ai numeri. Le emissioni globali di CO₂ legate all’energia hanno raggiunto circa , mentre nello stesso anno le rinnovabili hanno coperto . La contraddizione è solo apparente: il sistema elettrico si sta decarbonizzando in fretta, ma i consumi complessivi crescono e i settori hard to abate – industria pesante, trasporto merci – restano ancorati alle molecole fossili. Lo scenario Net Zero dell’Agenzia Internazionale per l’Energia richiede un dimezzamento delle emissioni entro il 2035, dai 38 Gt attuali a circa 18. Tradotto: la parte facile della transizione è cominciata, quella strutturale no.
L’Italia elettrica nel 2025: record e colli di bottiglia
Il quadro nazionale racconta la stessa tensione. Nel 2025 il fabbisogno elettrico italiano è stato di 311,3 TWh, coperto per il 41,1% da fonti rinnovabili, con un record assoluto del fotovoltaico a 44,3 TWh (+25,1% sul 2024) e 7.191 MW di nuova capacità rinnovabile installata, che porta il parco nazionale a 83.529 MW. Il target del decreto Aree Idonee per il 2025 è stato superato, con 57,1 GW tra solare ed eolico. Eppure, la produzione verde complessiva è calata del 2,3% rispetto all’anno precedente, a causa della flessione di idroelettrico ed eolico: la prova che una potenza installata in crescita non garantisce, da sola, energia disponibile quando serve. Con l’obiettivo PNIEC di circa il 63% di rinnovabili sull’elettrico al 2030 e la neutralità climatica europea fissata al 2050, si è aggiunta una nuova sfida: oltre a continuare ad aumentare la capacità di generazione, occorre accelerare gli investimenti per garantire la flessibilità del sistema – accumuli, reti, gestione della domanda. Nel 2025 l’Italia ha aggiunto oltre 1,7 GW di nuova capacità di storage, ma non basta.
Il capitale paziente come infrastruttura della transizione
Le zero emissioni non si decidono per decreto: si finanziano, si autorizzano e si costruiscono, con orizzonti che vanno oltre il ciclo politico e oltre il rendimento trimestrale. Arpinge nasce alla fine del 2013 dall’iniziativa di tre casse di previdenza delle professioni tecniche – Inarcassa, Cassa Geometri ed EPPI – e opera come promotore-investitore in infrastrutture, con vocazione greenfield: nuove opere e riqualificazioni nella fascia medio-piccola del mercato, quella più prossima ai territori. È un modello in cui il risparmio previdenziale di lungo periodo diventa impianto, cantiere, occupazione locale. Attraverso la controllata AEER il Gruppo Arpinge gestisce circa 100 MW di capacità installata tra eolico e fotovoltaico, oltre ad una significativa pipeline di biometano e accumuli greenfield; nel 2025 gli impianti hanno evitato circa 28.000 tonnellate di CO₂ equivalente, mentre con l’entrata in esercizio degli impianti BESS e biometano in corso di sviluppo verrà superata la soglia di 1 milione di tonnellate di CO₂ evitate entro il 2030.
Tale obiettivo, accanto al riconoscimento Sector Leader nel GRESB 2025 che certifica l’eccellenza nella gestione operativa del portafoglio (energia, emissioni, biodiversità, salute e sicurezza), rappresentano il contributo concreto di Arpinge alla Giornata mondiale per le zero emissioni.
Misurare, rendicontare, essere verificabili
Una giornata dedicata alle zero emissioni ha senso solo se le emissioni si contano davvero. Per questo il perimetro della rendicontazione conta tanto quanto il perimetro degli investimenti: la Tassonomia europea è nata per assicurare trasparenza su quale quota di attività sia effettivamente allineata a obiettivi climatici, sulla base di criteri tecnici e del principio di non arrecare danno significativo. Nel caso di Arpinge, il 96% dei ricavi del 2025 risulta allineato. È una forma di disciplina: rende paragonabile ciò che altrimenti resterebbe narrativa, distingue l’investimento sostenibile dalla sua dichiarazione e consente di analizzare i rischi climatici fisici (siccità, ondate di calore, eventi estremi) come variabili di bilancio, non come scenari lontani.
In conclusione
Il 21 settembre non ha la pretesa di azzerare le emissioni per un giorno, ma di ricordare a tutti che l’obiettivo è raggiungibile solo realizzando infrastrutture concrete, quelle che il capitale con orizzonti lunghi può abilitare meglio di altri. L’Italia ha dimostrato di riuscire a incrementare la capacità installata nonostante la burocrazia, il quadro regolatorio instabile e fenomeni di opposizione locale ai progetti; deve ora rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo del settore, per poter far crescere rapidamente accumuli, connessioni ed elettrificazione dei consumi.
Domande frequenti
Quando si celebra la Giornata mondiale delle zero emissioni e chi l’ha istituita?
Si celebra ogni anno il 21 settembre. L’iniziativa – Zero Emissions Day, spesso abbreviata in ZeDay – è stata proposta nel 2008 dall’attivista Ken Wallace, in Nuova Scozia (Canada), come invito a trascorrere ventiquattro ore senza consumare combustibili fossili. Non è una giornata ufficiale delle Nazioni Unite, ma è ampiamente osservata da imprese, enti e organizzazioni ambientaliste.
Che cosa significa esattamente “zero emissioni”?
Significa non immettere in atmosfera gas serra netti attribuibili a un’attività, un prodotto o un’organizzazione. Nella pratica si distingue tra zero emissioni in senso stretto – l’assenza di emissioni dirette, come in un veicolo elettrico in movimento o in un impianto eolico in funzione – e zero emissioni nette, in cui le emissioni residue non eliminabili vengono bilanciate da assorbimenti o rimozioni di CO₂.
Qual è la differenza tra neutralità carbonica e zero emissioni nette?
La neutralità carbonica (carbon neutral) riguarda tipicamente la sola CO₂ e ammette un ricorso ampio alla compensazione tramite crediti acquistati sul mercato. Lo zero emissioni nette (net zero) è più severo: copre tutti i gas serra, richiede una riduzione profonda delle emissioni alla fonte lungo l’intera catena del valore e limita la compensazione alle emissioni residue, preferibilmente con rimozioni permanenti.
Quanta energia elettrica italiana viene già da fonti rinnovabili?
Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,1% della richiesta elettrica nazionale, pari a 311,3 TWh complessivi, con il fotovoltaico a un record di 44,3 TWh e una potenza rinnovabile installata che a fine anno ha raggiunto 83.529 MW. terna.it In alcuni mesi e in singole ore la quota è stata molto più alta, superando anche il 100% della domanda istantanea.
Che cosa può fare concretamente un’azienda il 21 settembre?
Le azioni simboliche di un giorno valgono se aprono la strada a decisioni strutturali: calcolare la propria impronta di carbonio includendo la catena di fornitura, fissare un obiettivo di riduzione con scadenze intermedie verificabili, elettrificare flotte e processi dove è tecnicamente possibile, sottoscrivere contratti di acquisto di energia rinnovabile di lungo periodo e installare capacità di generazione e accumulo sui propri siti. La giornata funziona come scadenza per rendicontare i progressi, non come evento a sé.
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